il treno elastico

La relatività ha smentito la natura assoluta del tempo dimostrando che ciascuno di noi ne raccoglie un frammento e lo porta con sé. Questo diviene così il nostro orologio, la nostra guida personale che ci conduce inesorabilmente da un momento a quello successivo. L'esperienza determina la sensazione dello scorrere del tempo: dal passato legato ad un evento realmente accaduto all'ampia gamma di possibilità del futuro. Tra i due, lo sfuggente concetto di “adesso”: punto di attesa temporale che si reinventa come i fotogrammi di un film quando vengono illuminati dalla luce intensa del proiettore e divengono il presente. 

Il tempo sembra procedere senza sosta a ritmo uniforme in una direzione e in una soltanto. La realtà abbraccia invece in egual modo passato, presente e futuro e il flusso che immaginiamo selezioni un fotogramma alla volta, mentre gli altri scompaiono nel buio, è illusorio. Se accettiamo l'idea che la realtà sia composta da ciò che la nostra immagine mentale fissa contiene “adesso”, e se concordiamo sull'equipollenza di questo “adesso” di tutti gli osservatori, a prescindere dalla distanza e dallo stato di moto, allora la realtà racchiude tutti gli eventi dello spazio-tempo. Non c'è alcun flusso, gli eventi esistono tutti e occupano il loro punto specifico nella rete spazio-temporale: è come per uno dei fotogrammi fissi che esiste al di là del fatto che la luce lo illumini o no. Dunque, un'esperienza effettuata proprio “adesso”, insieme a ricordi che si hanno proprio “adesso”, costituisce la base della consapevolezza di aver condotto una vita in cui si sono vissuti tali ricordi. Tuttavia, se corpo e cervello venissero posti nella stessa condizione in cui si trovano proprio “adesso”, si avrebbe la medesima consapevolezza, anche se le esperienze fossero state impresse artificialmente. Allora è la nostra mente ad attribuire al tempo una caratteristica che esula dalle leggi fisiche? Gli istanti non comprendono il passare del tempo, quanto meno non di quello di cui siamo consapevoli, poiché essi semplicemente sono, non cambiano: se cambiassero sarebbero un altro istante! Il fiume del tempo sembra ora più simile ad un gigantesco blocco di ghiaccio in cui tutti gli istanti sono per sempre congelati al loro posto. La sequenza di osservazioni che ognuno compie rispecchia la realtà che si verifica in una sola parte di questa rete enorme, infinita di universi, ognuno dei quali è popolato da copie che realizzano una possibile sequenza di eventi. 

Allora il treno elastico è un cunicolo spazio-temporale, una ipotetica scorciatoia che unisce due punti dello spazio. Se le due imboccature non si muovono l'una rispetto all'altra, scorrendo attraverso il tempo alla stessa velocità, i due punti connessi rimangono contemporanei. Se, invece, una imboccatura viene allontanata e poi riportata indietro, per lei il tempo è rallentato e dunque il cunicolo unisce due punti in momenti temporali differenti: il treno è diventato una macchina del tempo. Le fluttuazioni del futuro potranno allora arrivare nel passato attraverso il treno elastico e una volta lì viaggiare nel tempo e nello spazio fino al futuro, e così ancora e ancora. 

L'intento del sedicesimo è quello di prelevare quegli istanti specifici dall'iceberg del tempo che testimonino l'avvenuto passaggio attraverso il treno elastico.

 


E non è inevitabile il passato, 

adesso che chiamiamo “passato”

quel poco che ne ricordiamo?

ESTERNO, GIORNO (1° serie)

E’ mattina presto, quel presto che d’estate permette ancora di respirare. Sulla banchina un giovane uomo cammina senza alcuna meta. Cammina e basta. Calmo, scollato da sé, distaccato dalla realtà. Tra un minuto, chissà, accadrà qualcosa. Dovrebbe apparire qualcuno, all’ improvviso, per salvarlo, per togliergli tutto dalle mani, dalle mani vuote. Ogni traccia di presente prima che quest’umiliazione possa continuare ancora.

ESTERNO, GIORNO (2° serie)

L’uomo si siede ad aspettare. Guarda fisso di fronte, ipnotizzato e incurante dei primi movimenti in stazione. Se ha mai avuto qualcosa, l’ha perduta e, perdutala, non desidera riaverla.

ESTERNO, GIORNO (3° serie------è RICORDO in soggettiva)

Un arrivo alla stazione. Non è lui che arriva, lui attende in piedi che lei, minuta, spunti tra la folla. Come al solito, guarda oltre e lei è già lì, catapultata tra le sue braccia, con un abito leggero, il mare sulla pelle.

ESTERNO, GIORNO (4° serie)

Primo pomeriggio. Sole cocente. Arriva il treno, lo stesso di allora, per un viaggio in direzione contraria -ostinato lui, nel senso contrario alla folla che scende. Non ha nulla con sé. Non uno zaino, né libro. Nulla per distrarsi.

INTERNO, GIORNO (5° serie)

Sul sedile davanti una ragazza, aggrovigliata sul sedile, ascolta una musica che scivola giù dalle cuffie –una mano sugli occhi chiusi. Si potrebbe innamorare di lei come dell’altra? Il futuro è ben nascosto nel pomeriggio sonnolento del treno.

INTERNO, NOTTE (6° serie)

E’ sera. Dal treno, paesaggi innumerevoli, inafferrabili eppure distinti fino al granello di sabbia. Nel vetro, il riflesso della donna ha occhi che incrociano i suoi. Benvenuto e addio in un solo sguardo.

ESTERNO, GIORNO (7° serie------è SOGNO misto soggettiva e non)

Zaini in spalla, l’uomo e la ragazza corrono tra le persone e i loro ombrelli che affollano la piazza della stazione. Ridono complici del non aver necessità di proteggersi dalla pioggia, che da sempre ha danzato sui loro corpi. Arrivano al coperto fradici e col cuore in gola per la corsa, felici d’ogni goccia con cui il mondo li tocca.

INTERNO, NOTTE (8° serie)

Si risveglia. Le sue mani si levano allarmate. I sensi all’ erta sull’altrui respiro. Deve credere nelle dita, nei nervi, nel rumore del treno che va per lasciarla scivolare nel sogno. E’ in apnea. Guarda la giovane donna davanti dormire. E’ LEI. LEI.

NB: L’unico fotogramma in soggettiva di questa sequenza potrebbe  essere una doppia esposizione con le due figure di donna  fuse, confuse. Che sia un ricordo, un’immaginazione o la realtà non ci è dato sapere e poco ci interessa.

ESTERNO, GIORNO (9° serie)

Il treno è sul binario. La ragazza si è avviata all’uscita tra la folla, che riconosce sempre chi le corre incontro. Baci, abbracci, valigie perdute. E avviene un incontro, fuori dalla portata delle loro presenze, nel paradiso perduto della probabilità. Altrove.

 

 

Anita Zechender journalist, writer, traveller

 

Brand Identity per una giovane Donna che racchiude in sé tre anime differenti: quella di giornalista, di scrittrice e di Viaggiatrice. 

Il logo è composto dalle sue iniziale, A e Z, ma fuse in una clessidra che valica l'infinito. I tre colori sottolineano questa molteplicità. Potete trovare il resto del lavoro su www.anitazechender.com

 

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