Approfondimenti compositivi sul giardino giapponese / by Alessandra Bolli

 Il giardino giapponese esprime l’amore per la nature e il desiderio di vivere in sintonie con essa. Si differenzia da ogni altra tipologia di giardino, compreso quello cinese, da cui trae i primi elementi compositivi. Non è espressione fedele della natura ma è interpretazione artistica e simbolica: l’intervento artificiale sulla forma e sulla crescita di ogni pianta non è visto come effetto della padronanza dell’uomo suola natura ma come una sua cooperazione al raggiungimento della perfezione della forma insita in ogni elemento naturale. La mano dell’uomo modifica la forma dell’albero già quando esso è piccolo per continuare poi sempre, attraverso interventi di potatura e legatura. Nel giardino giapponese è indispensabile l’acqua, sotto la forma di uno stagno, un lago, una cascata o un ruscello. Le pietre e le rocce sono effettivamente asportate delle montagne o del mare a seconda che si debba riprodurre un paesaggio montano o marino.

Esiste uno schema apparso ripetutamente sui libri di giardini giapponesi, fin dal secolo XV° che illustra come comporre un mondo “naturale” secondo un sistema apparentemente casuale, ma in realtà minuziosamente progettato. Sedici elementi terrestri e acquatici disposti intorno a una “pietra guardiana” centrale.

Non tutti sono necessariamente presenti in un determinato giardino, e nello schema sono implicite molte varianti, ma ciascuno elemento ha una propria identità.

1.     La “pietra guardiana” (anche anfitrione) è l’elemento centrale. Può rimanere in gran parte interrata aumentando l’effetto naturale anche se probabilmente vi è stata portata da altri luoghi con una spesa enorme.

2.     Una collinetta o “roccia ospite”, accovacciata accanto alla pietra guardiana, crea una fenditura per una cascata d’acqua o per una pianta che richiami una cascata: il ramo di un’azalea bianca per esempio o i bianchi spruzzi stellati di un gelsomino.

3.     Un “monte laterale”, suggerisce una quinta di palcoscenico, facendo sì che l’elemento centrale sembri più distante.

4.     Una “spiaggia sabbiosa” sulla destra fa da pendant al monte laterale sulla sinistra e rievoca una spiaggia naturale. La sabbia è di grana fine.

5.     Sul margine destro della spiaggia sabbiosa c’è un “monte vicino” che bilancia il modo asimmetrico il monte laterale e crea un ulteriore effetto di profondità.

6.     Dietro di tutto c’è un “monte lontano”, che deve essere abbastanza alto da chiudere la visuale ( due/tre metri).

7.     Un ulteriore elemento è sulla sinistra è un “monte di mezzo”. E’ contraddistinto da una sommità arrotondata ma inconfondibile.

8.     Sulla destra, uno “sperone montuoso”, con il suo tondo profilo sembra l’estremità di una catena montuosa che si estende all’infinito.

9.     L’elemento più importante è l’ “isola centrale”, considerata l’unica sopravvissuta delle Isole degli Immortali.

10.  La “pietra dell’adorazione”, sulla riva più vicine del lago è abbastanza grande e vicine da invitare la presenza dell’uomo. Qui è dove si abita il giardino, se ne avverte lo spirito e se ne partecipa.

11.  Sulla sinistra c’è l’isola del padrone, che è grande e si estende fuori dal quadro. E’ importante per la posizione, abbastanza vicina da accettare una vegetazione interessante senza danneggiare la scala dell’insieme.

12.  Sulla destra di fronte all’isola del padrone c’è “l’isola dell’ospita”, che è più piccola e rientra nel quadro.

13.  “L’emissario del lago” è posto oltre l’isola dell’ospite; ciò fa sembrare il lago di un’estensione indeterminata.

14.  La “bocca della cascata”, serve da sorgente del lago, in modo che l’acqua faccia parte di un sistema vivente, mai immota e intrappolata.

15.  Il “lago” è il cuore del giardino: lo comprende interamente, si estende oltre i suoi confini e svanisce.

16.  La “spiaggia grande” è posta sulla riva vicine del lago, e questa prossimità rende importanti i suoi dettagli.

 

Schema compositivo del Giardino Giapponese

Schema compositivo del Giardino Giapponese

Il giardino zen è una sorta di estremizzazione simbolica della natura: si ricerca la perfezione nella semplicità e nell’essenzialità. L’epoca della nascita di questi giardini, come già detto, è verso la fine dell’era Muromachi (1333-1537). In effetti il Ryoan-ji è di questo periodo e a seconda delle interpretazioni esso starebbe a rappresentare una tigre con i suoi cuccioli che attraversa un guado. I due tipi di giardini non possono coesistere: sia nell'uno che nell'altro le pietre hanno un’importanza fondamentale ma in maniera diversa. Le pietre nel giardino zen hanno la funzione di isole, intese anche metaforicamente come isole di pensiero. Una cosa fondamentale è il numero, mai pari, sia per i gruppi che per i componenti dei singoli gruppi: questo perché tutto quello che è arte giapponese rifugge dalla simmetricità e se ne converrà che usando oggetti in numero pari è giocoforza creare un rapporto geometrico. 

schema compositivo giardino zen

schema compositivo giardino zen

Deve esserci un equilibrio tra le proporzioni delle pietre e il giardino. Occorre che siano levigate dalla natura, quasi morbide alla vista, di colore uniforme nella tonalità media del grigio affinché non si rischi di porre l’attenzione su una singola piuttosto che sull'insieme. Le pietre vengono ,conficcate in profondità e messe in modo che da qualsiasi angolo si guardi non rimangono “impallate”. Non esiste un punto ma molti punti con una visione continua.Se le pietre rappresentano isole che emergono dall'acqua, l’acqua è rappresentata dalla  ghiaia. Anch'essa deve essere di colore grigio uniforme con una tonalità differente da quella delle pietre. Il fondo sotto la ghiaia (piccola, arrotondata) deve presentare un drenaggio più che ben fatto, in modo che l’acqua piovana scorra e non ristagni. Per questo viene creato un fondo di pietre grossolane con dei canali di scolo, simili a quelli nelle fasce di ulivi, con pietre decrescenti per misura mano a mano che si sale. Certamente da un punto di vista occidentale non sono comprensibili; la nostra e la loro spiritualità sono differenti.

 

Il giardino paradiso si propone di riprodurre il paesaggio naturale in un disegno preciso ed equilibrato di forme ed elementi: alberi arbusti e sempreverdi si alternano a ponti, corsi d’acqua e isolette: un complesso di varie parti che richiamano il paradiso di Amida.

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Il giardino per la cerimonia del te, chiamato anche giardino della quarta parete è di tipo paesaggistico, realizzato in miniatura. La stanza dove si serve il te ha tre pareti e la quarta è rappresentata da una veranda che affaccia sul giardino, appunto, che è l’arrivo di un “casuale” percorso.