Che tempo fa? / by Alessandra Bolli

"Per chi vuole partire
ma anche un po' restare
c'è il treno elastico:
il primo vagone
giunge a destinazione
ma l'ultimo rimane alla stazione
Per chi vuole partire
ma anche un po' tornare
c'è il treno elastico.
Si siede in testa al treno
e va lontano
e poi se ha nostalgia
attraversa i vagoni fino in coda
e torna alla partenza piano piano".

Roberto Piumini

La relatività ha smentito la natura assoluta del tempo dimostrando che ciascuno di noi ne raccoglie un frammento e lo porta con sé. Questo diviene così il nostro orologio, la nostra guida personale che ci conduce inesorabilmente da un momento a quello successivo. L'esperienza determina la sensazione dello scorrere del tempo: dal passato legato ad un evento realmente accaduto all'ampia gamma di possibilità del futuro. Tra i due, lo sfuggente concetto di adesso: punto di attesa temporale che si reinventa di momento in momento come i fotogrammi di un film quando vengono illuminati dalla luce intensa del proiettore e divengono il presente.

Il tempo sembra procedere senza sosta a ritmo uniforme in una direzione e in una soltanto. La realtà abbraccia invece in egual modo passato, presente e futuro e il flusso che immaginiamo selezioni un fotogramma alla volta, mentre gli altri scompaiono nel buio, è illusorio.

Se accettiamo l'idea che la realtà sia composta da ciò che la nostra immagine mentale fissa contiene adesso, e se concordiamo sull'equipollenza di questo adesso di tutti gli osservatori, a prescindere dalla distanza e dallo stato di moto, allora la realtà racchiude tutti gli eventi dello spazio-tempo.

Non c'è alcun flusso, gli eventi esistono tutti e occupano il loro punto specifico nella rete spazio-temporale: è come per uno dei fotogrammi fissi che esiste al di là del fatto che la luce lo illumini o no.

Dunque, un'esperienza effettuata proprio adesso, insieme a ricordi che si hanno proprio adesso, costituisce la base della consapevolezza di aver condotto una vita in cui si sono vissuti tali ricordi. Tuttavia, se corpo e cervello venissero posti nella stessa condizione in cui si trovano proprioadesso, si avrebbe la medesima consapevolezza, anche se le esperienze fossero state impresse artificialmente. Allora è la nostra mente ad attribuire al tempo una caratteristica che esula dalle leggi fisiche? Gli istanti non comprendono il passare del tempo, quanto meno non di quello di cui siamo consapevoli, poichè essi semplicemente sono, non cambiano: se cambiassero sarebbero un altro istante!

Il fiume del tempo sembra ora più simile ad un gigantesco blocco di ghiaccio in cui tutti gli istanti sono per sempre congelati al loro posto.

La sequenza di osservazioni che ognuno compie rispecchia la realtà che si verifica in una sola parte di questa rete enorme, infinita di universi, ognuno dei quali è popolato da copie che realizzano una possibile sequenza di eventi.

Allora il treno elastico di Piumini è un cunicolo spazio-temporale, una ipotetica scorciatoia che unisce due punti dello spazio. Se le due imboccature non si muovono l'una rispetto all'altra, scorrendo attraverso il tempo alla stessa velocità, i due punti connessi rimangono contemporanei. Se, invece, una imboccatura viene allontanata e poi riportata indietro, per lei il tempo è rallentato e dunque il cunicolo unisce due punti in momenti temporali differenti: il treno è diventato una macchina del tempo. Le fluttuazioni del futuro potranno allora arrivare nel passato attraverso il treno elastico e una volta lì viaggiare nel tempo e nello spazio fino al futuro, e così ancora e ancora.

Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è parte infinitesimale e totalità di "Tutto". Nel 1982 un'équipe di ricerca dell'Università di Parigi, diretta dal fisico Alain Aspect, scoprì che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle subatomiche come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare istantaneamente una con l'altra indipendentemente dalla distanza che le separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri. Come se ogni singola particella sappia esattamente cosa stiano facendo tutte le altre.
Un fenomeno che può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di Einstein - che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce - è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente.

SUPERSTRINGS


La maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, ma l'esperimento di Aspect rivoluziona il postulato, provando che il legame tra le particelle subatomiche è effettivamente di tipo non-locale. David Bohm, celebre fisico dell'Università di Londra recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicassero la non-esistenza della realtà oggettiva. Vale a dire che, nonostante la sua apparente solidità, l'Universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato. Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l'aiuto di un laser: l'oggetto da fotografare viene prima immerso nella luce di un raggio laser, poi un secondo raggio laser viene fatto rimbalzare sulla luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di interferenza dove i due raggi si incontrano viene impresso sulla pellicola fotografica. Quando la pellicola viene sviluppata risulta visibile solo un intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un altro raggio laser, ecco apparire il soggetto originale. La tridimensionalità non è l'unica caratteristica interessante degli ologrammi: se l'ologramma di una rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scopre che ciascuna metà contiene ancora l'intera immagine della rosa. Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine.


UNA PRECISAZIONE:
L'affermazione secondo la quale ogni frammento dell'ologramma conterrebbe tutta l'informazione, non è esatta: si verifica sempre una certa perdita di informazione, tanto maggiore quanto più è piccolo il frammento. Questo però non invalida affatto l'ipotesi dell'Universo olografico, ma anzi, restringe le reciproche influenze delle cose - da una precedente inconcepibile infinitezza ad ambiti più circoscritti - rendendo tutta la teoria ancor più credibile. In normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall'ologramma integro.


Per Bohm il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la loro separazione è un'illusione. Era infatti convinto che, ad un livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali, ma estensioni di uno stesso "organismo" fondamentale.Bohm semplificava con un esempio: immaginate un acquario contenente un pesce. Immaginate che l'acquario non sia visibile direttamente, ma solo attraverso due telecamere, una posizionata frontalmente e l'altra lateralmente rispetto all'acquario. Guardando i due monitor televisivi possiamo pensare che i pesci siano due entità separate, la differente posizione delle telecamere ci darà infatti due immagini lievemente diverse. Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra loro: quando uno si gira, anche l'altro si girerà; quando uno guarda di fronte a sé, l'altro guarderà lateralmente. Essendo all'oscuro dello scopo reale dell'esperimento, potremmo credere che i due pesci comunichino tra loro, istantaneamente e misteriosamente. Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica che esiste un livello di realtà del quale non siamo consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra. Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono "parti" separate bensì sfaccettature di un'unità più profonda e basilare, che risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra rosa. E poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste "immagini", ne consegue che l'Universo stesso è una proiezione, un ologramma. Oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti: se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate. Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo. Tutto compenetra tutto. Sebbene la natura umana cerchi di categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che una immensa rete ininterrotta.

In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali. Concetti come la località vengono infranti in un universo dove nulla è veramente separato dal resto, sicché anche il tempo e lo spazio tridimensionale (come le immagini del pesce sui monitor TV) dovrebbero venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso. Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente. Disponendo degli strumenti appropriati un giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e cogliere delle scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato. Cos'altro possa contenere il super-ologramma resta una domanda senza risposta. In via ipotetica, ammettendo che esso esista, dovrebbe contenere ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché ogni possibile configurazione di materia ed energia: dai fiocchi di neve alle stelle, dalle balene ai raggi gamma. Dovremmo immaginarlo come una sorta di magazzino cosmico di Tutto-ciò-che-Esiste. Bohm si era addirittura spinto a supporre che il livello super-olografico della realtà potrebbe non essere altro che un semplice stadio intermedio oltre il quale si celerebbe un'infinità di ulteriori sviluppi. Poiché il termine ologramma si riferisce di solito ad una immagine statica che non coincide con la natura dinamica e perennemente attiva del nostro universo, Bohm preferiva descrivere l'Universo col termine "olomovimento". Affermare che ogni singola parte di una pellicola olografica contiene tutte le informazioni in possesso della pellicola integra significa semplicemente dire che l'informazione è distribuita non-localmente. Se è vero che l'Universo è organizzato secondo principi olografici, si suppone che anch'esso abbia delle proprietà non-locali e quindi ogni particella esistente contiene in se stessa l'immagine intera. Dato il presupposto, tutte le manifestazioni della vita provengono da un'unica fonte di causalità che include ogni atomo dell'Universo. Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di "tutto".

Lavorando nel campo della ricerca sulle funzioni cerebrali, anche il neurofisiologo Karl Pribram, dell'Università di Stanford, si è convinto della natura olografica della realtà.Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni '20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello: dagli esperimenti nessuno però riusciva a spiegare quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando Pribram non applicò a questo campo i concetti dell'olografia. Egli ritiene che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l'area del frammento di pellicola che contiene l'immagine olografica.
Quindi il cervello stesso funziona come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe come il cervello riesca a contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così limitato. Quello umano può immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni, durante la durata media di vita (approssimativamente l'equivalente di cinque edizioni dell'Enciclopedia Treccani!). Di converso, si è scoperto che gli ologrammi possiedono una sorprendente possibilità di memorizzazione, infatti semplicemente cambiando l'angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di spazio. La nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall'enorme magazzino cerebrale risulta spiegabile più facilmente, supponendone un funzionamento secondo principi olografici. Inutile, quindi, scartabellare nei meandri di un gigantesco archivio alfabetico cerebrale, perché ogni frammento di informazione sembra essere sempre istantaneamente correlato a tutti gli altri: si tratta forse del massimo esempio in natura di un sistema a correlazione incrociata. Nell'ipotesi di Pribram si analizza la capacità del cervello di tradurre la valanga di frequenze luminose, sonore, ecc. ricevute tramite i sensi, nel mondo concreto delle percezioni. Codificare e decodificare frequenze è esattamente quello che un ologramma sa fare meglio, fungendo da strumento di traduzione per convertire un ammasso di frequenze prive di significato in una immagine coerente: il cervello usa gli stessi principi olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute in percezioni interiori.


IL CERVELLO RIMESCOLATO
Paul Pietsch, critico verso la teoria olografica della mente, provò a confutarla.
Poichè aveva scoperto che le salamandre sono capaci di ampie capacità di rigenerazione del tessuto nervoso (nervi e cervello), ipotizzò che la localizzazione delle funzioni cerebrali potesse essere evidenziata "scambiando" fra loro parti di cervello.
Lo fece, sezionando il cervello di alcune salamandre in parti uguali, per poi risistemarle nella scatola cranica ruotate, scambiate di posto, e così via. Pietsch si aspettava di osservare gravi disfunzioni o strani comportamenti, invece la maggior parte delle salamandre continuò a comportarsi come prima.
Vi è una impressionante quantità di dati scientifici a conferma della teoria di Pribram, ormai condivisa da molti altri neurofisiologi. Il ricercatore italo-argentino Hugo Zucarelli ha applicato il modello olografico ai fenomeni acustici, incuriosito dal fatto che gli umani possono localizzare la fonte di un suono senza girare la testa, pur sordi da un orecchio. Ne risulta che ciascuno dei nostri sensi è sensibile ad una varietà di frequenze molto più ampia.
Ad esempio: il nostro sistema visivo è sensibile alle frequenze sonore, il nostro olfatto percepisce anche le cosiddette "frequenze osmiche" e persino le cellule biologiche sono sensibili ad una vasta gamma di frequenze. Tali scoperte suggeriscono che è solo nel dominio olografico della coscienza che tali frequenze possono venire vagliate e suddivise, sui suoni olografici, o meglio, olofonici.
La realtà ? Non esiste.

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Ma l'aspetto più sbalorditivo del modello cerebrale olografico di Pribram è ciò che risulta unendolo alla teoria di Bohm. Se la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che un turbine olografico di frequenze e se persino il cervello è solo un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze trasformandole in percezioni sensoriali, cosa resta della realtà oggettiva? In parole povere: non esiste.

Come sostenuto dalle religioni e dalle filosofie orientali, il mondo materiale è una illusione. Noi stessi pensiamo di essere entità fisiche che si muovono in un mondo fisico, ma tutto questo è pura illusione. In realtà siamo una sorta di "ricevitori" che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica: uno dei miliardi di "mondi" esistenti nel super-ologramma.
Questo impressionante nuovo concetto di realtà è stato battezzato "paradigma olografico" e sebbene diversi scienziati lo abbiano accolto con scetticismo, ha entusiasmato molti altri. Un piccolo, ma crescente, gruppo di ricercatori è convinto si tratti del più accurato modello di realtà finora raggiunto dalla scienza. In un Universo in cui le menti individuali sono in effetti porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è infinitamente interconnesso, i cosiddetti "stati alterati di coscienza" potrebbero semplicemente essere il passaggio ad un livello olografico più elevato.
Se la mente è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche ad ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, ed al tempo stesso, il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni in questo labirinto e di farci sperimentare delle esperienze extracorporee, non sembra più così strano.

DUNQUE...

Quale portato può assumere l'architettura in un simile contesto? La crisi innescata è di portata infinitamente superiore a quella generata dall'immissione di un nuovo strumento tecnologico (computer) a cui poter dare una lettura estetica-filosofica-cognitiva. Qui non si tratta di uno strumento, è qualcosa di molto più radicato ad esser scosso e l'uomo difficilmente reagisce con prontezza e sicurezza sull'orlo di un precipizio....

Per Camus, ne "Il mito di Sisifo", conoscere la struttura dell'universo è importante ma non modifica la concezione della vita. Ebbene, da fisico qual è, Greene risponde a tono: osservare la vita attraverso la lente dell'esperienza quotidiana sarebbe ammirare un Van Gogh attraverso una bottiglia vuota di CocaCola! Stesso atteggiamento di chi nega una presa di posizione sulla crisi.

C'è un'unica risposta possibile affinché l'architettura riesca a cucirsi sulla trama del cosmo, olografico o meno che sia: l'interattività!

Scrive Saggio, nella sua "Introduzione alla rivoluzione informatica in architettura": "Ora l'interattività negli edifici può comportare non solo variare configurazioni e spazi al variare di desideri o di input esterni, ma anche creare sistemi di riferimento spazio-temporali diversi. Se un sistema interattivo di modificazioni dell'architettura è collegato a sistemi di navigazione basati su internet, la figura del salto può pervadere tutta l'architettura: salto tra una configurazione spaziale e un'altra, salto tra sistemi informativi diversi, salto infine tra condizioni temporali differenti"

In tal senso un nuovo strumento tecnologico diviene soluzione in un sistema superiore del quale rappresenta contemporaneamente una proiezione nel sistema inferiore in cui opera: attraverso il computer e la rete l'uomo riesce ad illuminare quei fotogrammi di cui scrivevo all'inizio in un personalissimo montaggio, che può essere mai uguale a se stesso; allo stesso tempo, in rapporto biunivoco, l'interattività è l'unica possibile traccia nel sistema a tre dimensioni del tetraspazio.

BIBLIOGRAFIA: 

  • Lee Smolin, L'universo senza stringhe, fortuna di una teoria e turbamenti della scienza, Giulio Einaudi editore s.p.a, Torino 2007
  • Brian Greene, La trama del cosmo, spazio, tempo, realtà, Giulio Einaudi editore s.p.a, Torino 2004
  • Antonino Saggio, Introduzione alla rivoluzione informatica in architettura, Carocci editore, Roma 2007
  • xmx.it - tratto da antikera.net del 1 Aprile 2010