Mom & Pop / by Alessandra Bolli

Ad ogni nuova fotografia, uno strato di plastificazione sul cuore.
Per ogni Sturbucks o Autogrill nostrano che incontrerò sulle highways d'America.
Ho ripetutamente pensato alla classificazione che annoia i giovani archeologi dopo gli scavi: quella di John Margolies mi è parsa una lucida ricerca di attimi che non sarebbero più stati.
La fotografia è una pausa sulla linearità del tempo.
Alle volte mi sorprendo a desiderare di avere una sorta di MySKY HD della vita:
poter dilatare un istante e viverlo più di una volta.
Registrarlo in ogni dettaglio, non interpretabile.
E invece siamo alla Prima, senza prove generali. Improvvisiamo e cresciamo nell'improvvisazione, come solo i Grandi attori sanno fare.

Al contrario, il taglio ben studiato, la luce del cielo più sereno che voi possiate immaginare, l'assenza d'entropia esclusivamente umana e delle sue conseguenze.
Ogni cartaccia accuratamente rimossa. Fotografare all'alba, in quel silenzio privo d'attesa della mattina tersa d'estate, le facce -non facciate- di questi edifici giocattolo abituati ad essere sinceri e a scherzare e ad esser lievi.
La pelle dichiara il contenuto, senza pulsioni pubblicitarie altre, così il negozio di scarpe con gli stivali neri su sfondo giallo. Oppure si stendono addosso i geroglifici delle Piramidi o il linguaggio delle colonie spagnole.
Li ho sognati tirarsi a lucido nelle ultime ore d'oscurità, come una vecchia signora insicura, prima d'un incontro galante, come i protagonisti di "Cars" della Disney-Pixar.
La gas station che atterra dopo un volo a bassa quota sui campi, la fattoria del Kansas di Dorothy appena planata sulla strega, gli indiani a riposo dopo la caccia ai bisonti.

Condivido volentieri "Archeologia", di Wislawa Szymborska, poetessa polacca premio Nobel per la letteratura nel 1996, purtroppo sconosciuta ai più.

"E allora, poveruomo,
nel mio campo c'è stato un progresso.
Sono trascorsi millenni
da quando mi chiamasti archeologia.

Non mi servono più
dèi di pietra
e rovine con iscrizioni chiare.

Mostrami di te il tuo non importa che,
e ti dirò chi eri.
Di qualcosa il fondo
e per qualcosa il coperchio.
Un frammento di motore. Il collo d'un cinescopio.
Un pezzetto di cavo. Dita sparse.
Può bastare anche meno, ancora meno.

Con un metodo
che non potevi conoscere allora,
so destare la memoria
in innumerevoli elementi.
Le tracce di sangue restano per sempre.
La menzogna riluce.
Si schiudono i codici segreti.
Si palesano dubbi ed intenzioni.

Se solo lo vorrò
(perchè non puoi avere la certezza
che lo vorrò davvero),
guarderò in gola al tuo silenzio,
leggerò nella tua occhiaia
quali erano i tuoi panorami,
ti ricorderò in ogni dettaglio
che cosa ti aspettavi dalla vita oltre alla morte.

Mostrami il tuo nulla
che ti sei lasciato dietro,
e ne farò un bosco e un'autostrada,
un aeroporto, bassezza, tenerezza
e la casa perduta.
Mostrami la tua poesiola
e ti dirò perchè
non fu scritta né prima né dopo.

Ah, no, mi fraintendi.
Riprenditi quel ridicolo foglio
scribacchiato.
A me serve soltanto
il tuo strato di terra
e l'odore di bruciato
evaporato dalla notte dei tempi."


Un'orma d'ironia io la lascerei, nella ripetizione seriale di prodotti-brand.
Chissà che poi nel mix di base d'un domani a tabula rasa questo non possa divenire un elemento reagente.
Mixitè in un messaggio al futuro: ripassiamo la chimica della vita?!?


AMERICAN ROADSIDE ARCHITECTURE

fotografie di John Margolies