Divertitevi! by Alessandra Bolli

Patatap è un'applicazione web creata da Jono Brendel, membro del Creative Lab’s Data Arts Team di Google, con lo scopo di far sperimentare a chi ci gioca la sinestesia, ossia la condizione per cui sensi diversi riportano una stessa sensazione, Trasformando la tastiera del pc in uno strumento musicale, abbinando a ogni tasto un suono e un disegno sullo schermo. Ai più piccoli piacerà per come riesce a liberare la fantasia e a stimolare occhi e orecchie. Ai più grandi darà la possibilità di comporre melodie elettroniche e ritmi sintetici con i suoni del duo giapponese Lullatone.

Hello, World!

Geometrie by Alessandra Bolli

 

Resonance is a huge collaborative film produced by SR Partners in which 20 motion artists and studios and 12 sound designers explore the relationship between geometry and sound in 20 seconds. Our 20 seconds for the piece, as well as the Director's Cut, were created following a flipped production process: they were animated first and then, by using the Pepakura software, each frame was printed and transformed into paper cutouts that were glued and painted, transformed into real frames that were then shot in our improved Lightbox in stopmotion, which was controlled by our new motion control system, Motion Guerrilla. This twisted process ensured a fluid stopmotion animation designed beforehand and a supernatural atmosphere whose lighting and textures would have been very difficult to achieve by 3D software. The final result has absolutely no post-production except for colour correction. Thanks to World Gang for the awesome audio Credits: Direction & Animation: Physalia Music: World Gang

( http://music.world-gang.com/ )

un M.U.Ro. per la Street Art by Alessandra Bolli

Beau Stanton

Beau Stanton

Esiste a Roma un museo di Street Art nato da un progetto di Mondopop del 2010 a cura dell'artista David Vecchiato.  E' M.U.Ro. – Museo Urban Romano.  Si snoda al Quadraro, inanellando opere all'aperto e in alcuni spazi del VI Municipio e del X Municipio del Comune di Roma, in attesa di un luogo stabile che faccia da perno ad un vero e proprio festival annuale.

Malo Farfan

Malo Farfan

Il valore aggiunto dell’idea di M.U.Ro. è quello di ottenere una mappatura di questi meravigliosi pezzi di Arte Contemporanea attraverso cui far interagire quotidianamente una più larga parte di cittadini, così come farebbero i veri appassionati, sempre a caccia di opere Street Art.

Nicola Alessandrini, Lisa Gelli & Diavù

Nicola Alessandrini, Lisa Gelli & Diavù

Hanno partecipato finora:

Nicola Alessandrini (Italy)
AliCè (Alice Pasquini) (Italy)
Jim Avignon (Germany/USA)
Gary Baseman (USA)
Marco About Bevivino (Italy)
Zelda Bomba (France)
Alberto Corradi (Italy)
Diavù (Italy)
Malo Farfan (Mexico)
Massimo Giacon (Italy)
Ale Giorgini (Italy)
Gio Pistone (Italy)
Irene Rinaldi (Italy)
Mr. Thoms (Italy)

 

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Sviluppi futuri by Alessandra Bolli

Nel video (in inglese a cui potrete aggiungere i sottotitoli direttamente su Youtube) l’ingegnere Behrokh Khoshnevis, professore della University of Southern California, spiega quali potrebbero essere gli sviluppi futuri dell’applicazione di stampanti 3d nel settore delle costruzioni.

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La vera rivoluzione sarebbe senza dubbio l’ottimizzazione dei tempi, rispetto a quelli di un cantiere di tipo tradizionale: tramite una stampante 3d, costistente in una struttura a binario, un ugello farebbe scendere il cemento a seguire direttamente il file di disegno. Fino ad oggi, le soluzioni praticate erano stampe in legno, o sistemi alveolari in terra cruda: la sperimentazione del Contour Crafting porterebbe ad un livello molto più evoluto, poiché aumenterebbe la resistenza strutturale di tre volte rispetto anche ad edifici tradizionali. Si pensi inoltre alla velocità di risposta soprattutto in casi di emergenza post sisma o dovuti ad altre catastrofi naturali: utilizzandone in numero proporzionale alle esigenze degli sfollati, si potrebbero mettere in sicurezza decine e decine di persone in ventiquattro ore o poco più.

A chi si preoccupa delle ripercussioni a livello occupazionale nel settore delle costruzioni, Khoshnevis ha risposto proponendo uno scenario di operai specializzati  nella manutenzione delle macchine, di progettisti per la redazione di modelli capaci di dialogare al meglio con i softwares di interfaccia della stampante, di operai, al fine, per l’installazione delle finiture, fase non prevista dalla macchina. Per il momento la stampante 3D Contour Crafting è ferma alla fase di sperimentazione con la realizzazione di piccoli manufatti o semplici setti murari, ma la lungimiranza del professor Khoshnevis è arrivata addirittura fino alla NASA, che potrebbe decidere di utilizzare questa Stampante 3D per potenziali costruzioni su altri pianeti. La speranza è che la ricerca possa portare ad elaborare anche nuove soluzioni costruttive che permettano di abbandonare il cemento a favore di materiali costruttivi più ecologici e sostenibili.

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InfinitaMente piccolo. Infinitamente grande. by Alessandra Bolli

I designers Cary e Michael Huang propongono una presentazione interattiva capace di illustrare in maniera semplice e originale la «grandezza» dell’Universo. Con «The Scale of the Universe 2», semplicemente seduti davanti al pc si potrà viaggiare dall'infinitesimale all'infinito, dalle galassie ai microbi. L’animazione è estremamente curata nei dettagli e  ben fatta. Il viaggio intrapreso sarà a dir poco affascinante!

Shunmyo Masuno by Alessandra Bolli

Shunmyo Masuno è un monaco Zen, attualmente a capo del tempio di Kenko-ji. E' presidente del Japan Landscape Consultants Ltd. ed insegna alla Tama Art University. Ishidate-So  è il titolo dato ai sacerdoti Zen di un tempo che, come parte della loro pratica ascetica, si esprimono attraverso l’arte del giardinaggio dando grande importanza alla collocazione delle pietre e alla calibrazione del verde. E' espressione del suo Sé spirituale. 

Shunmyo è un fervente sostenitore di  Muso Soseki, un famoso ishidate-so vissuto nel tredicesimo secolo. Egli scrisse: - Non c'è alcunché di speciale nell'acqua e nella montagna, quel che c'è di speciale è soltanto nella mente delle persone".

La sua interpretazione è che lo spirito di ricerca della verità detiene di gran lunga più importanza del comporre un giardino. Attraverso la pratica ascetica Zen un'amozione della mente non può essere esposta direttamente per essere compresa. Occorre che vengano individuati modi differenti  per comunicare questa emozione agli altri. Il sacerdote Zen tenta attraverso discipline classiche come la calligrafia, l'Ikebana, e il posizionamento della roccia. Shunmyo considera sia la visualizzazione che la creazione di giardini, i momenti più critici della pratica ascetica. Un famoso detto Zen è, "quando velenoso serpente beve acqua, si trasforma in veleno. Quando mucca beve acqua diventa latte". Questo suggerisce che se il giardino diventa veleno o latte dipende dal creatore. Shunmyo si avvicina al fare sia con paura che con affetto. Il fattore limitante è la pianura spirituale raggiunta finora attraverso la sua pratica ascetica. Il giardino di successo è l'altro da sé, uno specchio della sua mente.

 

National Research Institute for Metals Science & Technology

 

piazza pedonale. vista verso il ristorante

piazza pedonale. vista verso il ristorante

Ha progettato la piazza pedonale per il National Research Institute for Metals, Science and Technology a Tsukuba City. Prendendo spunto dall'oggetto delle ricerche dell’Istituto, il suo progetto si ispira alla corsa all'oro americana, quando i cercatori viaggiarono verso le montagne degli Stati Uniti e del Canada, sperando di trovare l’oro. Masuno ha proprio cercato di imitare quell'ambiente arido e desolato. Così come i minatori passavano in isolamento la maggior parte del loro tempo incontrandosi presso le sorgenti quando avevano bisogno d’acqua, così i moderni ricercatori lavorano in modo indipendente e si radunano nella piazza pedonale per trovare sollievo alla solitudine. Il paesaggio ha un aspetto gessoso: massi di granito provenienti da Hiroshima e pietre di Aji provenienti da Kagawa furono scelti come se si trattasse di un giardino Zen. Effettivamente si può pensare ad una variazione in chiave più attuale del tradizionale giardino zen, ma in questo caso i grandi massi non evocano un paesaggio giapponese bensì una metafora della vita di ogni singolo individuo. L’allineamento delle pietre in direzione degli edifici rappresenta lo spirito e la determinazione dei ricercatori; il bianco, che domina lo schema, è il simbolo della purezza e nella filosofia zen il potere della natura rivitalizza la mente logorata. Il sito è rettangolare e c’è un ristorante situato nell’angolo orientale. L’area che circonda l’edificio semicircolare è pavimentata con granito cinese, seguendo uno schema geometrico squadrato ma interrotto da massi naturali di granito coreano. Un’ampia passeggiata sul lato opposto del ristorante consente di allontanarsi dalla piazza. Diagonalmente opposto si trova un ampio triangolo erboso tagliato da un dritto sentiero di pietre, che attraversa anche un “fiume” di pietra su due ponti.

pianta del giardino

pianta del giardino

Le pietre isolate rappresentano il letto secco di un fiume la cui sorgente è una bassa fontana: un masso come sorgente naturale. Il fiume di pietra parte a settentrione e si snoda all’interno di un’area dalla pavimentazione screpolata a ricordare la superficie cotta dal sole di un fiume a secco. Il “fiume” continua e supera il ristorante terminando in un letto triangolare di pietre che richiamano un delta. Qui una seconda componente acquea ammorbidisce l’arido paesaggio, creando un effetto simile a quello della foschia. La differenza tra il tradizionale giardino zen e questo paesaggio  è proprio nella mancanza di silenzio: ora ci sono elementi cinetici, le fontane, ad esempio. Inoltre diversamente dal solito, il paesaggio appartiene ad un mondo lontano. Nei giardini giapponesi le pietre e la ghiaia sono usati per imitare l’acqua; qui descrivono alla lettera il letto di un fiume senza acqua. E’ questo un esempio chiaro di come, pur con un occhio alla tradizione zen e quindi agli aspetti spirituali della cultura giapponese è possibile reinterpretare il paesaggio naturale in modo contemporaneo ed internazionale.

fontana di nebbia

fontana di nebbia

Ambasciata del Canada a Tokyo

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Al quarto piano dell’Ambasciata del Canada a Tokio, Masuno progetta un giardino che gode di una vista privilegiata sopra le chiome degli alberi circostanti. Disposto su tre lati dell’edificio, il giardino sviluppa due concetti distinti: i grandi spazi delle foreste canadesi e il senso di raccoglimento dei giardini giapponesi.

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Agli angoli opposti dell’edificio due grandi vasche d’acqua, che rappresentano oceano pacifico e l’oceano atlantico li separano. Sul lato nord si sviluppa quello canadese, con pietre a spacco e ghiaia: lo spazio della terrazza sembra allargarsi oltre il profilo dell’edificio, evocando le foreste di conifere canadesi, l’ambiente della cultura indiana e Innuit. 

 

Il giardino giapponese, invece, contemplativo, rappresenta l’attenzione che questa cultura ha per il dettaglio: è uno spazio raccolto, coperto da un porticato, e pietre lavorate conducono ad una delle grandi vasche d’acqua (pacifico), dove un sentiero prospetticamente senza fine prosegue nel paesaggio. 

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Hotel Kohjimachi Kaikan

Per l’Hotel Kohjimachi Kaikan, di Tokio, Masuno affronta il progetto di tre giardini di piccole dimensioni. Al piano principale un giardino di pietra e acqua caratterizza lo scenario esterno della grande hall del Hotel. La tranquillità e la freschezza, in uno spazio raccolto, evocano le profonde e impervie foreste di montagna.

 

pianta interventi

pianta interventi

L'acqua, che scorre sulle pietre a spacco dei muri perimetrali, riempie lo spazio sottostante dove sono disposte grandi rocce lavorate.

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L’effetto è enfatizzato da un’illuminazione subacquea che sfiorando le pareti quasi le fa levitare. Al quarto piano sono posti due giardini di piccole dimensioni in corrispondenza delle sale conferenze. La disposizione dei rami degli alberi e la composizione delle pietre estendono senza fine lo spazio. E’ l’idea di “cosmo”, momento di congiunzione tra l’uomo e la natura.

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E’ questo il compendio della filosofia zen e della pratica ascetica di Shunmyo Masuno.

“Il giardino giapponese” è uno spazio spirituale disegnato da una sofisticata estetica che evoca e celebra la natura: è ciò che è veramente necessario al paesaggio urbano contemporaneo. 


 

 

Bibliografia

C.W. Moore, W.J. Mitchell, W. Turnbull jr, La poetica dei giardini, franco muzzio editore, 1911

Teiji Itoh, Space e illusionin the japanese garden, Weatherhill Tankosha, 1973

Paul Cooper, Il giardino new tech, ed. L’Archivolto Extratype

Facoltà d’Architettura a.a. 1997/1998, Architettura dei giardini e dei parchi, a cura del prof. F.R.Ghio

Navigator 60, I nuovi paesaggi

R. Murase, Stone e water, 2003

Murasaki, Shikibu, Storia di Genji, il principe splendente, Trad. it. Di Adriana Motti, einaudi, 1969

 

 

Approfondimenti compositivi sul giardino giapponese by Alessandra Bolli

 Il giardino giapponese esprime l’amore per la nature e il desiderio di vivere in sintonie con essa. Si differenzia da ogni altra tipologia di giardino, compreso quello cinese, da cui trae i primi elementi compositivi. Non è espressione fedele della natura ma è interpretazione artistica e simbolica: l’intervento artificiale sulla forma e sulla crescita di ogni pianta non è visto come effetto della padronanza dell’uomo suola natura ma come una sua cooperazione al raggiungimento della perfezione della forma insita in ogni elemento naturale. La mano dell’uomo modifica la forma dell’albero già quando esso è piccolo per continuare poi sempre, attraverso interventi di potatura e legatura. Nel giardino giapponese è indispensabile l’acqua, sotto la forma di uno stagno, un lago, una cascata o un ruscello. Le pietre e le rocce sono effettivamente asportate delle montagne o del mare a seconda che si debba riprodurre un paesaggio montano o marino.

Esiste uno schema apparso ripetutamente sui libri di giardini giapponesi, fin dal secolo XV° che illustra come comporre un mondo “naturale” secondo un sistema apparentemente casuale, ma in realtà minuziosamente progettato. Sedici elementi terrestri e acquatici disposti intorno a una “pietra guardiana” centrale.

Non tutti sono necessariamente presenti in un determinato giardino, e nello schema sono implicite molte varianti, ma ciascuno elemento ha una propria identità.

1.     La “pietra guardiana” (anche anfitrione) è l’elemento centrale. Può rimanere in gran parte interrata aumentando l’effetto naturale anche se probabilmente vi è stata portata da altri luoghi con una spesa enorme.

2.     Una collinetta o “roccia ospite”, accovacciata accanto alla pietra guardiana, crea una fenditura per una cascata d’acqua o per una pianta che richiami una cascata: il ramo di un’azalea bianca per esempio o i bianchi spruzzi stellati di un gelsomino.

3.     Un “monte laterale”, suggerisce una quinta di palcoscenico, facendo sì che l’elemento centrale sembri più distante.

4.     Una “spiaggia sabbiosa” sulla destra fa da pendant al monte laterale sulla sinistra e rievoca una spiaggia naturale. La sabbia è di grana fine.

5.     Sul margine destro della spiaggia sabbiosa c’è un “monte vicino” che bilancia il modo asimmetrico il monte laterale e crea un ulteriore effetto di profondità.

6.     Dietro di tutto c’è un “monte lontano”, che deve essere abbastanza alto da chiudere la visuale ( due/tre metri).

7.     Un ulteriore elemento è sulla sinistra è un “monte di mezzo”. E’ contraddistinto da una sommità arrotondata ma inconfondibile.

8.     Sulla destra, uno “sperone montuoso”, con il suo tondo profilo sembra l’estremità di una catena montuosa che si estende all’infinito.

9.     L’elemento più importante è l’ “isola centrale”, considerata l’unica sopravvissuta delle Isole degli Immortali.

10.  La “pietra dell’adorazione”, sulla riva più vicine del lago è abbastanza grande e vicine da invitare la presenza dell’uomo. Qui è dove si abita il giardino, se ne avverte lo spirito e se ne partecipa.

11.  Sulla sinistra c’è l’isola del padrone, che è grande e si estende fuori dal quadro. E’ importante per la posizione, abbastanza vicina da accettare una vegetazione interessante senza danneggiare la scala dell’insieme.

12.  Sulla destra di fronte all’isola del padrone c’è “l’isola dell’ospita”, che è più piccola e rientra nel quadro.

13.  “L’emissario del lago” è posto oltre l’isola dell’ospite; ciò fa sembrare il lago di un’estensione indeterminata.

14.  La “bocca della cascata”, serve da sorgente del lago, in modo che l’acqua faccia parte di un sistema vivente, mai immota e intrappolata.

15.  Il “lago” è il cuore del giardino: lo comprende interamente, si estende oltre i suoi confini e svanisce.

16.  La “spiaggia grande” è posta sulla riva vicine del lago, e questa prossimità rende importanti i suoi dettagli.

 

Schema compositivo del Giardino Giapponese

Schema compositivo del Giardino Giapponese

Il giardino zen è una sorta di estremizzazione simbolica della natura: si ricerca la perfezione nella semplicità e nell’essenzialità. L’epoca della nascita di questi giardini, come già detto, è verso la fine dell’era Muromachi (1333-1537). In effetti il Ryoan-ji è di questo periodo e a seconda delle interpretazioni esso starebbe a rappresentare una tigre con i suoi cuccioli che attraversa un guado. I due tipi di giardini non possono coesistere: sia nell'uno che nell'altro le pietre hanno un’importanza fondamentale ma in maniera diversa. Le pietre nel giardino zen hanno la funzione di isole, intese anche metaforicamente come isole di pensiero. Una cosa fondamentale è il numero, mai pari, sia per i gruppi che per i componenti dei singoli gruppi: questo perché tutto quello che è arte giapponese rifugge dalla simmetricità e se ne converrà che usando oggetti in numero pari è giocoforza creare un rapporto geometrico. 

schema compositivo giardino zen

schema compositivo giardino zen

Deve esserci un equilibrio tra le proporzioni delle pietre e il giardino. Occorre che siano levigate dalla natura, quasi morbide alla vista, di colore uniforme nella tonalità media del grigio affinché non si rischi di porre l’attenzione su una singola piuttosto che sull'insieme. Le pietre vengono ,conficcate in profondità e messe in modo che da qualsiasi angolo si guardi non rimangono “impallate”. Non esiste un punto ma molti punti con una visione continua.Se le pietre rappresentano isole che emergono dall'acqua, l’acqua è rappresentata dalla  ghiaia. Anch'essa deve essere di colore grigio uniforme con una tonalità differente da quella delle pietre. Il fondo sotto la ghiaia (piccola, arrotondata) deve presentare un drenaggio più che ben fatto, in modo che l’acqua piovana scorra e non ristagni. Per questo viene creato un fondo di pietre grossolane con dei canali di scolo, simili a quelli nelle fasce di ulivi, con pietre decrescenti per misura mano a mano che si sale. Certamente da un punto di vista occidentale non sono comprensibili; la nostra e la loro spiritualità sono differenti.

 

Il giardino paradiso si propone di riprodurre il paesaggio naturale in un disegno preciso ed equilibrato di forme ed elementi: alberi arbusti e sempreverdi si alternano a ponti, corsi d’acqua e isolette: un complesso di varie parti che richiamano il paradiso di Amida.

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Il giardino per la cerimonia del te, chiamato anche giardino della quarta parete è di tipo paesaggistico, realizzato in miniatura. La stanza dove si serve il te ha tre pareti e la quarta è rappresentata da una veranda che affaccia sul giardino, appunto, che è l’arrivo di un “casuale” percorso.